Mersino racconta, Episodio 1

EP1: La chiesetta di San Lorenzo martire

Posta su un costone del monte Matajur, la chiesetta di San Lorenzo Martire veglia da secoli sulla valle attraversata dal fiume Natisone. Risalente al tredicesimo secolo, la chiesa è testimone di secoli di storia locale, dal Patriarcato di Aquileia all’arrivo dei veneziani, dalle lotte di questi contro l’Impero, alle campagne Napoleoniche e le due grandi guerre, fino ad arrivare all’innalzamento della Cortina di ferro ed i giorni nostri. 

Insomma, come un imperterrito spettatore, questo luogo spirituale ha assistito a cambiamenti epocali che hanno avuto ripercussioni anche sulla nostra piccola realtà. E proprio come è accaduto al territorio circostante, anche la chiesetta di San Lorenzo ha vissuto in prima persona dei cambiamenti e/o adattamenti. 

Scomponiamo però la storia della chiesetta pezzo per pezzo: 

  • Perchè le chiese vengono “intitolate” ai santi?

In epoca romana i luoghi di culto cristiano erano semplicemente delle “domus” ovvero delle case private nelle quali gruppi di fedeli (ecclesie) si ritrovavano per lodare il signore. Ogni casa aveva il “titulus” ovvero l’indicazione del proprietario, con la funzione di indicare la proprietà, simili alla finalità che hanno oggi i nostri numeri civici. Queste case nel tempo divennero non più di proprietà del singolo bensì della comunità. Venne dunque spontaneo “intitolarle” a Dio (su ogni chiesa si nota l’iscrizione “D.O.M. ovvero “a Dio ottimo massimo”) e ad un santo, dunque ad un credente in Cristo, ricordando la vicinanza tra i fedeli ed il Padre nel cammino.

  • San Lorenzo il “Martire”

Originario della Spagna, San Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma, venne martirizzato nella capitale nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano verso tutti i vescovi, presbiteri e diaconi. A partire dal quarto secolo, San Lorenzo è stato uno dei martiri più venerati nella chiesa di Roma.

La chiesa di Mersino, intitolata a San Lorenzo, vede le sue origini nel tredicesimo secolo, seppur la costruzione centrale sia datata all’epoca tardo-romanica, appartenente quindi agli ultimi secoli di vita dell’Impero Romano.

Essa ha subito varie modifiche attraverso i secoli:
più significativi sono i riadattamenti a seguito dei terremoti del 1511 e 1513 e la riconsacrazione nel 1568 dal vescovo di Cattaro Luca Bisanzio, rappresentante del patriarca di Aquileia. Nel 1784 su richiesta degli abitanti di Mersino, vista la difficoltà nella manutenzione della chiesa (<<…sottoposta alla furia dei venti e delle tormente di neve…>>), il Capitolo di Cividale decise per la sua demolizione e concesse il permesso di costruire una nuova chiesa su un terreno detto «Salesnico» (“za lešniko”).

Nel 1869 l’edificio minacciò di crollare e così vennero eseguiti altri lavori di restauro.

Nel corso del tempo, questo luogo, come la maggior parte delle chiesette nelle nostre  valli, è stato gradualmente spogliato degli oggetti che l’adornavano. Per secoli, infatti, i dominatori di queste terre hanno portato via tutto ciò che potevano, compresi oggetti appartenenti alle chiese ed alle comunità che esse rappresentano. Ed in epoca moderna questo processo non si è per nulla concluso, bensì ha cambiato forma, un modo un pochino più subdolo, quali furti, vandalismi e antiquari furbi che si sono impossessati di quadri, oggetti sacri, statue lignee di un certo valore, non solo economico, ma soprattutto a mio avviso comunitario, un patrimonio che è stato portato via a coloro che di diritto appartiene. Tutto ciò va ad aggiungersi alla mancata cura di coloro che, come afferma il Venuti, “hanno eseguito restauri avventati e rimodernamenti frettolosi”.
Ad oggi, ciò che rimane all’interno della chiesa è ben poco rispetto al patrimonio evidenziato dagli inventari fatti dai visitatori cividalesi tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo: all’interno si possono trovare un altare in marmo e pietra con ai lati due sagome raffiguranti San Giuseppe e San Lorenzo, ed al centro di una nicchia è presente una statua di San Lorenzo stesso.

  • Perché la chiesa è definita “votiva”?

Votiva, da vocabolario, significa “che costituisce un voto”, “offerto in voto”, “fatto o celebrato per voto”. 

Sempre da dizionario, nella liturgia cattolica la messa votiva è una celebrazione per una devozione particolare, come potrebbe esse quella in onore della Vergine, di particolari misteri, oppure nel nostro caso in onore di un santo. 

Questo significato però, secondo lo storico dell’arte Giuseppe Marchetti, non sarebbe valevole nel caso delle chiesette della Slavia Friulana, infatti, le definisce campestri o alpestri. Il Venuti, invece, non nega che alcune di esse possano esser state costruite come ringraziamento a Dio o a qualche santo per aver protetto la zona da guerre, pestilenze o catastrofi naturali, anche se, la maggior parte venne eretta per “esigenza di culto con funzione di cappellanie”. Il Venuti intende evidenziare questa esigenza, in quanto queste opere sono testimoni di una fede popolare sentita e vissuta, ma non in modo “esteriore o superficiale” bensì a livello comunitario e sociale oltreché religioso. La costruzione di queste opere, la manutenzione, il mantenimento di esse sono stati sempre effettuati con le offerte della comunità locale. Gli artisti che hanno effettuato o contribuito alla realizzazione delle chiese arrivano dal popolo, seppur per mancanze culturali e formative non poterono eguagliare opere di artisti dotti; infatti, nelle opere vi furono delle “incertezze tecniche e delle ingenuità prospettiche”, il punto di forza del loro lavoro è il sentimento puro, di chi ha lavorato duramente ed ha dato qualcosa di suo per la realizzazione. 

La domanda sorge spontanea, qual è il legame tra queste chiese?

Da un punto di vista territoriale molto probabilmente il legame è attribuibile all’appartenenza alla sfera di influenza religiosa che San Pietro degli Slavi rappresentava in queste terre, oltre alla posizione geografica di esse, tutte poste più in alto dei paesetti, isolate, erte a “sentinelle”. Nelle vicinanze delle chiesette, spesso si trovava un eremo, ovvero un’abitazione isolata, la quale potrebbe segnalare altre esigenze oltre a quelle religiose, vista l’importanza strategica che le nostre vallate hanno rappresentato nel corso della storia.

In ottica temporale la connessione tra le chiese potrebbe essere legata all’edificazione, o in certi casi, alla ristrutturazione delle stesse in tempi ravvicinati, ovvero compresi tra il XIII ed il XV secolo. 

Per quanto riguarda l’ambito artistico, sulla maggior parte se non la totalità delle chiesette, i lavori vennero effettuati da costruttori sloveni, uno su tutti il maestro Andrea di Lack (Skofja Loka). Questo fatto è testimoniato dalla presenza di incisioni su lapidi a San Quirino, Merso di Sotto, Picon, San Leonardo ed altri luoghi.

Alcune di queste incisioni sono ancora presenti, altre purtroppo hanno dovuto cedere spazio ad alcune costruzioni più grandi; infatti, una gran parte sono sparite solamente nel 1800. 

Ai nostri giorni il luogo è diventato fondamentale per la comunità di Mersino, essendo la location della sagra del paese, la Festa di San Lorenzo, festeggiata ogni anno il 10 agosto con la messa e successivamente con canti, musica e due splendidi chioschi. La sagra durante gli anni ha preso sempre più importanza, anche se originariamente veniva festeggiata sempre ai piedi della chiesetta, ma la prima domenica di luglio, giorno che rappresenta indicativamente l’anniversario della costruzione dell’edificio sacro.

Posto splendido per rinfrescarsi durante il calore di agosto, è molto facile da raggiungere e offre passatempi per grandi e piccoli, diventando una tappa fondamentale per l’estate di molti valligiani.

Bibliografia e sitografia

Chiesette votive, da Tarcento a Cividale, Tarcisio Venuti, Udine: la nuova base, 1977;
Giorgio Banchig in “Terre d’incontro-Kraji srečanj”, Associazione Don E. Blanchini, Cividale del Friuli, 2007;
Tarcisio Venuti in “Valli del Natisone- Nediške doline”, cooperativa Lipa Editrice, 2000;
Lintver.it, “San Lorenzo di Mersino” e “Arte”;
Archeocartafvg.it, “PULFERO (Ud) frazione Mersino. Chiesa di San Lorenzo”;
Chiesettevotive.it, le 44 Chiesette votive nelle Valli del Natisone;

Si ringrazia Mattia Codromaz di @emme.ci.storia per il prezioso contributo

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